mercoledì, 13 agosto 2008 | in : società

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 l'Ortica, 12 agosto 2008

La mia, come molte altre, è una generazione che ignora. Ormai sono finiti i tempi in cui anche tra i giovani si parlava di politica. Si, effettivamente detta così non è che sia una bella scoperta: é piuttosto ovvia come constatazione. Però quando ci penso, mi intristisco.

L’occasione per farlo, mi è arrivata pochi giorni fa, ad un concerto.

Mentre tentavo di raggiungere tra mille difficoltà l’angolo birra, spintonato dalla folla, mi sono imbattuto in un piccolo tavolino sorvegliato da due anziani. Le loro facce non mi erano nuove, le avevo già viste ad una conferenza sulla Resistenza: erano partigiani, gli ultimi. Parlavano tra loro di un tale che era morto poche settimane prima: sessant’anni fa avevano combattuto insieme sulle montagne.

Intanto, il fiume di persone diretto ad abbeverarsi continuava ininterrotto il proprio corso.  Si andava di fretta: pochi minuti e la musica sarebbe ricominciata. Sul tavolo c’era un foglio, gli diedi un’occhiata. Pur conoscendole a memoria ormai, venni rapito da quelle parole, pesanti come massi.  Erano di Calamandrei e parlavano all’anima. Parlavano della costituzione, nata dalla lotta di migliaia di persone che si sacrificarono per la libertà.

Poco distanti c’erano delle tessere dell’ANPI. L’associazione partigiani italiani. Tutti, per il solo fatto che siamo cittadini, dovremmo averne una.

Stavo per andarmene immerso nei miei pensieri, quando è arrivata di corsa una ragazza verso i due signori. Allora c’è qualcuno a cui frega ancora qualcosa della Resistenza, penso io. Piuttosto di fretta, si avvicina. «Salve, scusate… posso lasciarvi la mia borsetta? Tra un’ora ripasso a prenderla… Grazie!».

Aveva fretta: sul palco si cantava Bella Ciao. Lei, come tutte le persone che sorseggiavano birra, hanno gettato il bicchiere per alzare orgogliosi i pugni e cantare insieme, fieri di avere attorno al collo una Kefia. La loro Kefia.

Intanto i due vecchi stavano smontando il tavolino, si era fatto tardi e di tessere ne avevano compilate ben poche.

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martedì, 05 agosto 2008 | in : politica

cash 082707[1]l'Ortica, 5 agosto 2008

 

Ora che abbiamo 3000 soldati nelle nostre città, finalmente possiamo sentirci sicuri. I tg ci dicono che sono molto rassicuranti per la popolazione, non tanto per i turisti che ormai vengono in Italia per farsi due risate. Poco importa che siano stati addestrati per combattere i terroristi più sanguinari, ma non per fare multe. Adesso ci sono le destre al governo, l’Italia cambia (o pensa di farlo). Ma perché le destre? Uso il plurale perchè è necessario distinguere, anche se mai nessuno ci ha mai fatto caso.

C’è la destra di Berlusconi, quella che incarna i conflitti d’interesse, l’odio verso i politici di professione, l’egoismo personale tutto teso al proprio profitto. Per intenderci, sono quelle persone a cui non frega nulla se gli altri se la passano male: hanno i loro obbiettivi e solo se questi (ma proprio questi) vengono ostacolati, allora  magari protestano e invocano la coscienza sociale. Un po’ come accade a Napoli in questi giorni: credete davvero che le molte persone che ora protestano avrebbero fatto qualcosa se le discariche fossero state a Trieste? Se ne sarebbero fregate, come fanno ora molti triestini.

A loro va bene quello che sentono dalla televisione ogni giorno, magari li sorge qualche dubbio ma «non hanno tempo» (io la chiamo voglia) per approfondire.

Poi c’è una sottospecie che è proprio bacata e vede Silvio come il salvatore (anche se da 15 anni si dedica unicamente a salvare se stesso, e qualche amico).

Questa è la destra che si definisce liberale, in Italia perlomeno.

Vi è poi la destra che vuole ordine, sicurezza, legalità. Stranamente si è alleata con la prima, chiudendo entrambi gli occhi. E’ quella a cui piace vedere i fucili e le pistole. Era lo zoccolo forte del fascismo, cui aveva dato un anima, degli ideali. E’ quella che manda i militari nelle piazze. E’ quella che vota La Russa. Come tutte le cose italiane, è in gran parte marcia. Non a caso si è lasciata fagocitare nel Porcile delle Libertà. La restante parte buona (lo 0,1 %) è andata a Di Pietro.

Si (auto)definisce conservatrice, in Italia perlomeno.

Queste due destre sono incollate dall’unica cosa che può incollare tutto: i soldi. Ecco perché, man mano che si va a sinistra, aumentano le divisioni. Non essendoci euro, si dà spazio agli ideali.

 

melchiades @ 14:13 | commenti (1)(popup) | commenti (1)