martedì, 30 settembre 2008 | in : scuola

aereo terraLa Pulce, settembre 2008

Mariastella Gelmini, Il nuovo ministro dell’istruzione, vuole fare sul serio. Ha iniziato col ritorno del temutissimo voto in condotta, che di punto in bianco farà sparire migliaia di fastidiosissimi bulli dalle nostre scuole, e del grembiulino «che ricorda tanto i bei vecchi tempi», quando gli studenti erano tutti diligenti studiosi e non pensavano ad altro che all’algebra. Fino a qui nulla di grave, oltre all’illusione di cambiare i ragazzi.

Peccato che la ministra (o chi per lei) abbia deciso di continuare imperterrita la sua campagna. C’era da aspettarselo, figurarsi se tutte queste inutili modifiche non volessero preparare il terreno alla “riforma” vera e propria: i licenziamenti. Puntuale, una decina di giorni fa, è arrivato il Piano programmatico: spariranno 87.000 cattedre d’insegnante, 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Tutto questo senza contare gli specialisti d’inglese alle elementari che perderanno il lavoro (11.200 circa).

La scusa è sempre la stessa: mancano i soldi, perciò bisogna risparmiare. Sulla scuola, sulla ricerca, sulla cultura. Insomma, lì dove noi Italiani ci possiamo permettere di stringere la cinghia. I “risparmi” saranno 8 miliardi di euro. Quei soldi serviranno per altro. A pagare i debiti dell’Alitalia, ad esempio. Già, perché il nostro governo ha regalato la parte pulita dell’azienda ad un gruppetto di imprenditori che, in cambio di favori politici e appalti all’expo di Milano, si prenderà patriotticamente la briga di amministrarla.

La parte cattiva, quella marcia di debiti, andrà allo Stato (cioè noi). Avevamo giusto 8 miliardi freschi freschi da investire, no? E in cosa, se non per incentivare le imprese (quelle fallite, in particolar modo)? Non ci resta che spiegare ai professori precari nelle nostre scuole, ai tecnici e ai ricercatori che presto perderanno il posto di lavoro a causa dell’Alitalia, o di quello che ne rimane. Il Governo l’ha salvata, così fanno sapere tutti i telegiornali, ma si dovrà pur fare qualche sacrificio.

In un paese dove chi fa ricerca universitaria da trent’anni è pagato 1000 euro, dove se vuoi studiare astrofisica ci sono le migliori università ma se dopo vuoi anche lavorare te ne devi andare, dove con 5.000 euro ti compri una laurea e se magari sei “figlio di” puoi anche fare carriera, ecco, in un paese del genere questo è la norma.

Viviamo in Italia, terra dalle mille contraddizioni. Passiamo il tempo a spaventarci per gli immigrati, mentre la Camorra uccide 600 persone all’anno. Inviamo i soldati nelle piazze per difenderci dagli scippi e togliamo la scorta a Pino Masciari, colpevole di aver infastidito troppi politici con le confessioni sul pizzo, pagato da migliaia di industrie grandi e piccole, al nord come al sud.

Di questo passo finiremo per avere ministri che denunciano le promozioni facili al Meridione e poi volano a Reggio Calabria per dare l'esame da avvocato, tanto per dire.

 

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domenica, 14 settembre 2008 | in : informazione

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Adelante, settembre 2008

Sembra passata un’eternità da quando la gente era ancora infuriata per le tasse, per gli sprechi della politica, per Mastella e la sua famiglia. Quando La casta era letta da un milione di persone. Sembra passato tanto tempo, ma sono solo cinque mesi. Di novità ne son successe, certo. Veltroni e d’Alema hanno creato due televisoni via satellite per il Pd (una a testa), Vendola e Ferrero hanno amichevolmente spezzato in due Rifondazione, la Georgia ha occupato coi militari l’Ossetia e ne ha pagato le conseguenze, Bin Laden continua a bivaccare sui monti del Pakistan mentre gli Usa tentano di prenderlo da sei anni con 40.000 uomini. In Israele, uno stato perennemente in guerra fin dalla nascita, il Premier Olmert si è dimesso perché indagato e per dimostrare la sua innocenza nei panni di semplice cittadino.

In Italia, invece, è salito al potere il terzo governo Berlusconi. Ed è diminuita di colpo l’indignazione della gente. Viene da chiedersi il motivo. Gli Italiani non sanno cosa sta succedendo? Forse sono convinti che, grazie a Brunetta, i furbi sono diventati responsabili lavoratori. Che a Napoli è sparita la monnezza per strada e non i giornalisti che la raccontavano. Che ora non dobbiamo più pagare l’ICI e i comuni continueranno a vivere lo stesso. Che col federalismo saremo tutti più ricchi, al Nord come al Sud. Forse anche tutta quella gente che pochi mesi fa assisteva estasiata ai comizi dei vari Borghezio, Bossi, Tremonti davanti all’Alitalia, per salvarla dalle sozze mani francesi, è felice di quello che sta succedendo.

E’ felice che l’azienda, ormai quasi salvata dall’intervento di Air France (che, grazie a Prodi e Padoa-Schioppa, era pronta a comprarsela con tutti i debiti e i tre quarti degli attuali licenziamenti) probabilmente fallirà a causa di una promessa elettorale powared by Lega&Berlusconi. I quali, buon per loro, erano convinti che i lavoratori avrebbero accettato di buon grado 6000 esuberi e il dimezzamento degli stipendi solo per far piacere ad una cordata di imprenditori rigorosamente italiani che si sarebbe presa la parte sana dell’azienda (in aggiunta a cospicui appalti per l’Expo di Milano, come ringraziamento) lasciando patriotticamente i debiti allo Stato (cioè noi).

Forse non tutti sarebbero soddisfatti di ciò che sta accadendo, se solo ci fosse qualcuno che raccontasse loro i fatti. Se il Tg1 sostituisse la rubrica di cucina con dei servizi su Napoli oppure spiegasse che il Lodo Alfano pone tre cittadini al di sopra della Costituzione, che avere le impronte digitali di bambini Rom nelle questure non servirà ad aumentare la sicurezza e che i 3000 soldati mandati nelle nostre città fanno solo paura ai turisti, insomma se il Tg1 facesse informazione, magari molta gente si chiederebbe per chi ha votato. Parlo del Tg1 come degli altri telegiornali Rai, che campano col nostro canone, e da cui possiamo pretendere un’informazione seria.

Se la gente tornasse ad incazzarsi e a far di tutto per ottenere un giornalismo vero, indipendente dai partiti politici, allora anche la nostra cara Italia potrebbe diventare una democrazia in cui il popolo, oltre che ad essere sovrano, è consapevole di ciò che accade. Ed è molto più difficile ingannare la gente, quando è ben informata.

 

 
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