Or mi presento:
nato sui piedi dei monti
quando cadde chi si erse il '17,
iniziai a por quesiti d'ogne sorta
ché il dubbio assillava
l'intelletto mio.
Un dì conobbi chi fece
dell'incazzo l'arma sua,
passò non poco e sentii di un tale il cui archivio
era l'arma più efficace;
per terzo vi fu Indro,
cui tanto devo.
Mai sazio decisi di far qualcosa pure io, per imparare
non bacchettare.
Mirate gli sforzi di colui
il cui disio è un parer vostro.
Tutte le destre estremiste d’Europa, quelle che si rifanno al fascismo e ai suoi (dis)valori, guardano all’Italia con occhi pieni d’invidia. Loro non hanno la Lega Nord. Quel piccolo partito xenofobo che, nel giro di vent’anni, ha raggiunto i 3 milioni d’elettori, entrando a far parte del governo con ben 4 ministeri. Un po’ tutti, in questi anni, hanno provato a dare la propria interpretazione al fenomeno. “Fanno leva sulle paure della gente”, attaccano alcuni. “Affrontano di petto i problemi reali delle persone”, ribattono altri. Resta il fatto che i leghisti, ma soprattutto i loro leaders più carismatici, sono considerati delle vere e proprie stars tra i fascisti d’oltralpe. Uno fra tutti: Borghezio. Da qualche settimana gira su YouTube un video molto interessante ed istruttivo, tratto da un documentario francese trasmesso da Canal Plus: “Europe: ascenseur pour les fachos” (“L'Europa: un ascensore per i fascisti”). Siamo a Nizza. Dopo il solito comizzietto urlato, infarcito di frasi piene di retorica all’insegna del “padroni a casa nostra”, un giornalista (francese, e dunque serio) si intrufola fra i giovani che si consigliano col vecchio saggio. Vogliono sapere i motivi del successo leghista e Borghezio non si tira indietro (tanto chi lo può sentire?): “dovete rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni, insistere sull’aspetto regionalista del movimento”, ma lo interrompe subito un militante più navigato: “Per voi italiani è più semplice giocare su questo!”. Già, vallo tu a spiegare ai francesi che per noi italiani non è poi così scandaloso sostituire la carta igienica alla Costituzione. Ma il fiero padano insiste: “non dovete passare per fascisti nostalgici”, piuttosto “proponetevi come un nuovo movimento regionale, cattolico…”. Con la dovuta precisazione: “ma sotto sotto rimanere gli stessi”, quelli che nonostante tutto son sempre stati: fascisti, appunto. E’ la Lega, bellezza.